La serpe in seno

 

 

 

 

 

 

Renzi infastidisce. Però è bravo. Però infastidisce. Sa quello che deve fare e come muoversi. Prima si costruisce un nome nazionale, o meglio nazional-popolare, perchè anche la zia inscemita da Antonio Ricci ormai ha imparato chi è. Compie un’operazione sfruttando il corpaccione malato e incustodito del Pd, che lo porta a qualificarsi come grande eretico di sinistra. Si fa odiare da D’Alema, la qual cosa, in termini di consenso, equivale più o meno a segnare in rovesciata il gol decisivo nella finale mondiale. Lascia che le cose si sedimentino un po’, che tutti si facciano un’idea di lui e con calma continua la costruzione del suo personaggio. Un gradino alla volta. Ora che viene ricevuto persino a Corte non può più fare il giovane turco, deve mettere la testa a posto, se vuole accattivare la grande riserva di caccia che è il Popolo dei Medi. Sa che la cosa più antipatica della politica in generale, italiana in particolare, del Pd per antonomasia è quella di non sapersi schierare. Che poi la sensazione è che molti su questa vicenda non dicano quello che pensano, se pensano, ma si capisce che quello che pensano, se pensano, è praticamente uguale a quello che pensa lui. Che però lo dice. Lui sceglie. Sta con l’antipatico in pullover. Tanto lo sa che quelli che s’incazzano poi torneranno a tempo debito all’ovile. Lui deve accalappiare i Medi, gli assopiti e magari chissà, pure quelli che una volta stavano col Cummenda, poi hanno intravisto una fugace speranza n’ Er Caghetta e adesso non sanno più che pesci pigliare. Sempre in un futuro lontano, ci mancherebbe, che lui c’ha da pensare a Firenze. Mica è come Vendola che va in tour. E’ antipatico, obliquo, personaggesco, cognomesco, c’ha pure il labbro alla Gasparri, ma si sa muovere proprio bene. Coi tempi giusti. Sa quando deve provocare, perchè poi ci sarà il tempo di raddrizzare il timone. Per noi che gli operai sono una figura mitologica cui si deve voler bene sempre, a prescindere, perchè stiamo nella stessa squadra, che poi però la loro squadra è da un pezzo che è un’altra, e per noi che con la catena non c’abbiamo mai avuto nulla a che fare, figuriamoci, è dura. Noi infatti simpatizziamo per quello buono, ma quello che comanderà ovviamente è lui.

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