A che ora è la Rivoluzione?

Pare di capire che sia dunque tempo di Grandi Rivoluzioni. In effetti, mentre il nostro Ministro degli esteri si esercitava sugli sciancrati, dall’altra parte del Mediterraneo ci veniva offerta la possibilità (prontamente rifiutata) di riproporci come frontiera strategica, dopo gli indimenticati fasti della cortina di ferro, e dare così un senso all’esistenza di questo povero Stato. A dire il vero, superata di slancio la famosa deriva sudamericana cui tutti ci condannavamo, il nostro si è ormai decisamente configurato come un modello sociale di tipo mediorientale. Con buona pace di Borghezio, che sognava il Druido e si ritrova il Sultano. Per questa ragione, più che paese sentinella del Mediterraneo, dovremmo interessarci ai sommovimenti magrebini come parte direttamente in causa. Siamo molto più Nordafrica che Europa e nell’attesa vana del nostro Mohamed Bouazizi, dovremmo rassegnarci a farci guidare dall’avanguardia panarabica. Personalmente poi, sono sempre stato dalla parte di Cartagine e, finalmente, la storia pare aver riconosciuto i giusti equilibri dopo secoli di pseudo superiorità romana. Il nostro problema però è essenzialmente demografico. E si sa che contro la demografia non c’è dazio o ronda che tenga. Già perchè le rivoluzioni le fanno i giovani e noi non ne abbiamo abbastanza (e qui si vorrebbe citare ancora quel film là). Nel ’68 l’Occidente sfruttò con profitto l’onda demografica post bellica per sfondare i propri fegati a colpi di LSD. Ora, purtroppo, non c’è traccia di tali ardimentosi capelloni. Per cui, o cominciamo a sfornare figli a rotta di collo, rimandando però la rivoluzione di vent’anni, col rischio, tra l’altro, di fare la giusta fine di Crono, oppure dovremmo cominciare a pensare di usare i giovani degli altri. Ecco, la nostra rivoluzione, quella che per cinismo, pigrizia, età media e fatalismo gli italiani non saranno mai in grado di compiere, potremmo appaltarla ai nostri immigrati. Hanno anche già dimostrato sul campo molto più valore di noi. Perchè dunque non affidargli questa missione epocale? Gli si offrono cittadinanza e tutti i loro bravi diritti civili e gli si dice: “Uè moro, ora sei italiano, ed era anche ora. Vedi un po’ di risolvere i nostri problemi, che tra l’altro ormai sono anche tuoi. Io ti aiuterei sai, ma, capisci, millenni di storia vissuta pericolosamente mi hanno tolto un po’ il gusto del proibito. Preferisco stare qui a riflettere e magari consigliarti dall’alto della mia enorme esperienza”. Sono quasi certo che funzionerebbe.

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3 risposte a A che ora è la Rivoluzione?

  1. supergiovane ha detto:

    Bravo, bel post.
    Del resto il senato, l’assemblea degli anziani, pur presente in fieri in molte culture, è un’istituzione romana. Siamo storicamente gli inventori della gerontocrazia.
    Oltre ad essere dei codardi, conformisti e francamente poco intelligenti.

  2. Mr. Tambourine ha detto:

    Sì, direi che figliando si rimanderebbe il tutto di “un po’ troppo”.

  3. Pingback: Così pensava forte un trentenne disperato (cit.) | Arno Klein

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