Tutto il resto è Noia

Non si vorrebbe qui abusare di alcun cliché. Per questo si è Provocatori. Un cliché è per esempio quello del blogger che non sa di cosa scrivere e scrive del fatto che non sa di cosa scrivere. Oppure, che so, si produce in una filippica contro la Apple, o, tutto contrito, spara a zero su Roberto Saviano, che non sarebbe altro che un calvo rompicoglioni, o s’inventa che la salma di Mike Bongiorno l’ha rubata lui e ce l’ha esposta in cucina insieme a quella di Corrado. D’altronde, da queste parti si ha colmata la misura di mignotte minorenni che forse erano maggiorenni, di ridicoli complotti televisivo-giudiziari, di ‘sticazzi la Scazzi, di votazioni sul niente che finiscono sempre con lo stesso risultato (314 a 291), di leghisti che son tutti orchi brutti e cattivi, dei preti, o di quelli che è tutta colpa dei preti, di piove epperò c’ho l’iPad 75 che dice che c’è il sole, di quel tizio che stava con quello e che poi ora sta con quell’altro e che però forse torna indietro e che è tutta una vergogna e bisogna indignarsi fortissimo, di gente che fa un altro mestiere che dice a gente che fa una altro mestiere che dovrebbe governare il Paese in virtù della riconosciuta stima internazionale e della giovine età… E se appena appena cerchi di uscire dal bagno di casa e ti ricordi che è tempo di Rivoluzioni, di cambiamenti epocali, non c’è nessuno che te li spieghi, questi cambiamenti epocali. Che pure questi ormai sono venuti a noia. Che Wikileaks è come Sanremo e Assange come Morandi. Che una notizia comincia a puzzare più o meno con la stessa rapidità del pesce. E dell’ospite. E che i nostri giornali, tutti, non sono proprio capaci di spiegarci il mondo. Che bisognerebbe imparare bene l’inglese, ma soprattutto l’arabo, se si volesse tentare una qualche emancipazione dal provincialismo e dal campanile. Che un reporter sta ad un editorialista come Jimi Hendrix sta a Red Ronnie. Che il retroscenismo da buvette del Transatlantico è un genere tutto italiano. Che all’estero manco esiste la parola ‘dietrologia’. Epperò nemmeno ‘benaltrismo’, o ‘qualunquismo’. Ma pure di sta cosa “che invece all’estero” o “ma te li immagini Obama o la Merkel” non se ne può più. L’anzianità del paese si deduce anche dalla difficoltà con cui si abbandonano le vecchie abitudini e dalla ripetitività degli argomenti. Siamo tutti seduti in poltrona, con il plaid sulle gambe a sparlare del vicino di casa con un occhio allo sfigmomanometro. In attesa della prossima breaking news. Ed è una gran rottura di palle.

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2 risposte a Tutto il resto è Noia

  1. Junio ha detto:

    Occhio che Hendrix è morto e poi Ronnie ha comprato la sua(una delle tante a dire il vero)chitarra e poi la espone come merce(come in effetti è)al mondo intero che poi scarica in rete i “greatest hits” del povero negro e poi la famiglia che dopo trent’anni ha ottenuto i diritti fa stampare raccolte anche carine che poi nessuno compra perchè forse è più giusto far “download”……..è dietrologia questa?
    Dietro la morte di Hendrix c’è indubbiamente l’ombra di D’Alema.

  2. Più precisamente direi che questo è ‘benaltrismo’.
    All’equivalenza proposta vorrei aggiungere un elemento. Se il reporter è Hendrix e l’opinionista Red Ronnie, il blogger è il tizio che alle feste di amici si porta dietro il Mac per macinare i coglioni al prossimo con le sue playlist.

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