Il Telelavoro

L’altro giorno leggevo di un duo di simpatici briganti che aveva messo in piedi una strategia criminale non male. Il primo depositava due valige all’interno del portabagagli dell’autobus che dall’aereoporto di Girona trasporta i turisti Ryanair a Barcellona. Il secondo se ne stava rinchiuso in una di queste due valige. L’altra era vuota. Una volta partiti, il contorsionista usciva dal nascondiglio e, armato di lanterna e punteruolo, apriva e saccheggiava i bagagli dei passeggeri, infilando il malloppo in quella vuota. Dopo di che si rimetteva a cuccia nel suo trolly ed all’arrivo veniva ritirato dal complice. Ecco, per me questo è un modo di guadagnarsi la vita degno di nota. Prevede rischio, ingegno ed abilità tecniche ed acrobatiche non comuni. Io invece telelavoro e nessuno mi prende sul serio. Neppure gli affetti più cari. E’ risaputo infatti che la considerazione delle persone provenga esclusivamente dal denaro che si riesce a produrre con il proprio mestiere, o, in caso di mancanza di denaro, dalla notorietà che da esso si riesca a ricavare. Pietro Pacciani non guadagnava molto, ma era noto e la gente lo prendeva parecchio sul serio. Il telelavoro non è male. Per un sociopatico rappresenta l’antidoto alla ferocia del mondo. Ti concede il tepore casalingo nelle fredde giornate d’inverno. Ogni mezz’oretta puoi andare a verificare se la Juventus ha poi comprato Anastasi come si sosteneva mezz’ora prima, controllare che in Belgio non abbiano creato un governo, sbirciare il colore delle mutande di Lindsay Lohan, esplorare un po’ di anal scolastico, apprendere che il radicchio rosso trevigiano cura/causa il cancro e scoprire almeno un paio di ragioni per indignarsi fortissimo. E tutto solo aprendo l’homepage di Repubblica.it. Ciò nonostante, nessuno ti prende sul serio. E non puoi dire di essere stanco, perchè nessuno ti crederebbe. E non puoi dire di non aver voglia di uscire di casa, perchè nessuno ti capirebbe. E non puoi lamentarti del traffico, del tempo, delle merde di cane, degli sbirri o dei negri, perchè nessuno ti prenderebbe sul serio. Perchè lavori in casa. Sei come un bambino di otto anni. Il grosso problema del telelavoro è che ti toglie il diritto a lamentarti in pubblico. Se ti deprimi (e ti deprimi di sicuro), te la devi cavare da solo. Non fai più parte dei ‘normali’, appartieni ad una specie di setta sfigata. Come i metallari o i fornai. Ed è allora che scopri i forum ed i blog ed inizia la fine dell’individuo.

Annunci

Informazioni su Il provocatore occidentale

Derubricatore
Questa voce è stata pubblicata in sfoghi, società e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Il Telelavoro

  1. daniela ha detto:

    Un ritratto perfetto di un’aberrazione dei nostri tempi. Bellissimo! 🙂

  2. Telebolla ha detto:

    Telelavori? ma vaffanculo, non seguirò più il tuo blog.

  3. Salti Mortali ha detto:

    Forte della mia variegata esperienza lavorativa, posso garantirti che il porno lo si guarda abbondantemente anche sul lavoro, per non parlare di tutte le altre cose che si possono fare con un pc collegato a internet, incluse le aste su eBay.
    Basta poi guardare come crolla il numero di persone collegate a facebook dopo le 18:30.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...