Il Supplente

Tra la felicità degli insorti, l’Onu approva, in zona Cesarini, una risoluzione per l’attivazione di una no-fly zone e di tutte le “operazioni necessarie” alla tutela dei civili libici massacrati dal più folle dei fratelli Jackson. Si rincorrono voci su caccia che, ad ore, starebbero per passarci sopra la testa. Sarkozy non si tiene. Sembra che non aspettasse altro da anni. Gheddafi, che sarà certamente pazzo, ma non stupido, annuncia il cessate il fuoco immediato. Ciò nonostante, l’attacco sembra imminente, perchè del Colonello non si fiderebbe neanche sua madre. Attendiamo sviluppi. Fuori dalla retorica pacifista e consapevoli che in Africa prosperano da decenni guerre ugualmente sanguinarie e fratricide (sia pur prive di bombardamenti aerei sui civili…), senza che a nessuno sia mai venuto in mente d’intervenire, la risoluzione dell’Onu era un atto politicamente, e forse anche ‘moralmente’, inevitabile. Se non altro per appiccicare un simulacro di senso residuo a questa polverosa istituzione notarile. Discorso ancora più valido per la (fu) Nato, una specie di club per fumatori in tempi di guerra totale al tabacco, in cui la stessa Francia è rientrata da poco e sotto il cui ombrello non vede l’ora di sgranchirsi un po’ le gambe e la grandeur militare. In Italia si è invece sentito un: “Ci aspettano decisioni dolorose“, che non è stato pronunciato dal Primo Ministro e Capo del Governo, ma dal Presidente della Repubblica, che sarà pure il capo delle forze armate, ma cui non toccherebbe dettare l’indirizzo di politica estera e di difesa del Paese. Un ruolo di supplenza cui però Napolitano è obbligato dall’impresentabilità stracciona del nostro ridicolo governicchio. Forse il presidenzialismo di cui tanto straparla il Baciatore di Anelli Beduini è proprio questo: ci pensa Il Presidente, mentre io, che sono The Premier, me ne sto sotto il vulcano artificiale di Villa Certosa, cui i bravissimi ingegneri avranno senz’altro affiancato anche un sistema per la creazione di piccoli tsunamini privati per il sollazzo di ospiti illustri e dignitari stranieri.

Pubblicato in esteri, politica | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Pronto, come va?

Davvero non riesco più ad orientarmi nel rutilante mondo dell’informazione italiana e mondiale. Dicevamo ieri che ci sono persone sul campo che affermano che, si, la situazione è tragica, ma non apocalittica. Ed anche la NHK, la tv giapponese, (dopo Al Jazeera abbiamo scoperto pure questa) ammette il problemone, ma esclude, per ragioni tecniche, una nuova Chernobyl. Ciò nonostante, la nostra Protezione Civile, purtoppo orfana del Ripassato da Francesca, non si fidava dei giapponesi. Qui non ce la contano giusta, pensavano. Per cui, gambe in spalla, è arrivata a Tokyo ed ha tirato fuori il contatorino geiger da viaggio per constatare che Roma è molto più radioattiva di Tokyo. Saranno i trasmettitori di Radio Maria. Comunque, gran figura da pezzenti, che manco quella di Haiti e via andare. C’è pure qualcuno che azzarda che un po’ di sana dietrologia e scetticismo italiano, a questi giapponesini così ubbidienti e creduloni, farebbe comodo. Già perchè il panico e l’isteria colletiva di 120 milioni di persone sono proprio uno spasso… Sulle nostre piccole cose, in genere, siamo abbastanza abituati a seguire le dritte degli stranieri, che certamente hanno meno veli davanti agli occhi, ma qui, onestamente, fatico a decidere a chi credere. Lo so, quella della qualità dell’informazione è una fissa tutta mia, che volete, mi si perdonerà. Certo è che neppure questa volta gli europei hanno impressionato per coerenza. La Merkel (quella del “ma te la immagini la Merkel“) fa una mossetta da Divo Giulio e congela per tre mesi una sua leggina perchè ci sono le micragnose elezioni regionali, in attesa che si calmino le acque e le zolle, per poi magari ripartire più forte di prima. La Francia prima dice “ma che volete che sia”, poi che non è più cosi sicura ed è meglio che tutti i sudditi di Sua Carlà rientrino alla svelta in patria, dove le loro 59 centrali sfornano deliziose madeleine. Da noi, beh, da noi… A parte le sparate di gente irrilevante che produceva Colpo Grosso e che, già intossicata da Umberto Smaila, adesso si ritrova in mano un programma nucleare di cui partiranno solo le commese, mi è piaciuto Bersani. Risoluto nel rifiuto al nucleare e convinto sostenitore delle rinnovabili. Così si fa. Al di là del merito (capirai, il merito…), c’è bisogno di prese di posizione chiare. Gli ci è solo voluta sta robetta dello Tsunami. Del resto anche per la sfiducia a Cerotto Flaccido gli era servita una troia minorenne. Diciamo che se Ratzinger dicesse che in realtà in Jesus non ci crede mica tanto e che de “sta spece deppiù” non sa che farsene, magari è la volta che si rimette mano ai Patti Lateranensi… Speriamo. Ma tant’è, son polemiche inutili. Tanto c’è Cassandra Wikileaks che, antipatica come la carie, sentenzia “ve l’avevo detto” ed il Corriere che risponde prontamente con le fondamentali interviste a Celentano e a Peppe il pizzaiolo. Mi saluti l’ambasciatore.

Pubblicato in esteri, informazione, politica | Contrassegnato , , , , | 1 commento

In-gorghi

Fedele a quanto sempre pensato, evito di sparare cazzate alla cieca e mi affido a chi le cose le vede e le sente. E le spiega.

Pubblicato in esteri, informazione | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Qui Radio Londra

Credo che l’avvento di Ferrara al dopotiggì potrebbe essere un fatto positivo per le sorti del Paese. L’Elefantino è un vero provocatore. Di quelli che, in mancanza di argomenti, la buttano in caciara. E questo al popolino piace parecchio. Vi si appassiona soprattutto quando tira uova in faccia a Benigni, fruga nella monnezza, o si presenta in mutande in un palazzetto milanese. Che poi non si è mica denudato davvero, ha solo esposto un suo paio di boxer, che, per quel che ne sappiamo, avrebbero potuto benissimo essere una vela della barca di D’Alema. Ecco, proprio la figura di D’Alema (e la sua Ombra che sta evidentemente dettandomi questo post…) mi suggerisce un possibile effetto positivo derivante dall’epifania di Ferrara sulla rete ammiraglia. Già perchè Giuliano è si, spesso, uno sterile provocatore, un casinista e, come ci ricorda un’altra illustre firma spettinata, un falso intellettuale che non ha mai scritto un libro in vita sua (e questo, anche a mio parere, è un titolo di merito), ma, allo stesso tempo, si è abilmente costruito nel corso degli anni un’aura da raffinato Richelieu, da fine pensatore, tutto genio e sregolatezza, che gli viene genericamente attribuita. Dai più viene considerato il classico intelligentone e proprio il caso del Líder Máximo ci ha insegnato quanto stiano sulle palle le persone intelligenti, o sospettate di esserlo, alla gran parte degli italiani. Ferrara, con qualche idea originale ed un paio di citazioni orecchiate qua e là, potrebbe per la prima volta ammorbare urbi et orbi la destra italiana con un po’ di snobbismo da salotto romano. E questo al popolino (specie quello verde) proprio non piace. La strategia dell’ostensione dell’antipatico, fallita per marginalità ed eccesso di mandibola da Belpietro, con il direttore del Foglio potrebbe seriamente ritorcesi contro Flaccid Ass, che a passare da snob intelligentone davvero non ci ha mai tenuto. Dopotutto Ferrara è uno specialista nello spaccio di consigli sbagliati. Intrevistato oggi da Repubblica, dichiara: “Non sono il consigliere di Berlusconi. Faccio un giornale, scrivo dei commenti e in questo senso do consigli alla politica. Sono stato consigliere di Veltroni suggerendogli la vocazione maggioritaria e il partito liquido. Sono stato consigliere della Chiesa cattolica tifando per Ratzinger“. Visti gli ottimi risultati ottenuti, è probabile ci sia la longa manus dello Smilzo anche dietro le convocazioni per Sudafrica 2010.

Pubblicato in informazione, politica | Contrassegnato , , , , | 2 commenti

Radical Chic

Per quanto mi riguarda il menefreghismo non è un problema. Non mi dispiace che dilaghino l’astensionismo e l’abulia. In realtà sogno un mondo in cui a nessuno freghi nulla di nulla. Tranne che a me. Stanno tutti a strillare circa la pericolosa e sperimentata propensione italiota all’uomo forte, alla delega in bianco, quando in realtà la partecipazione parolaia alla vita pubblica in Italia è ancora troppo elevata. Troppe voci. Troppe opinioni. La sinistra poi, in particolare quella che si lecca le ferite sui blog, è insopportabile. Migliaia di sermoni quotidiani, così indipendenti, così infusi di libero arbitrio. Un monadismo onanistico che a destra non si vede. Stanno belli coperti, compatti ed allineati a combattere come un sol uomo. O, per lo meno, hanno sempre ben chiaro chi sia il nemico. Di qua, invece, una valle di profeti (in lacrime). Ecco, io do la colpa di questo sfacelo ai radicali. Negli ultimi quarant’anni hanno inoculato un virus di anarchia, individualismo e superbia che ha contagiato il corpaccione della vecchia cara, umile e monolitica sinistra dogmatica, finendo per stravolgerne per sempre i connotati. Per carità, non sia mai che ometta qui di ringraziare i radicali per le sacrosante battaglie di libertà condotte negli anni ’70. Ma già che ci sono ringrazio anche il temerario popolo greco per aver respinto la minaccia persiana tremila anni orsono. Insomma, se non si fosse capito, io i radicali non li sopporto. E’ più forte di me. Molte delle loro istanze mi appartengono, l’orizzonte è comune, perfino, a volte, il linguaggio. Ma c’è qualcosa che me li rende urticanti. Ed è un qualcosa di più profondo dell’astio, che pure provo, verso la pattuglia di debosciati, opportunisti, venditori di fumo (scarso), robottini e completi imbecilli che hanno contribuito a regalare alla nazione. Ciò nonostante, condivido questo. Anche per le ragioni esposte al principio, non potrei sopportare il senso di colpa per aver messo al mondo un altro grillo parlante. Sarà immaturità? Può darsi, ma d’altra parte gli uomini sono immaturi. E’ la nostra natura. Una donna che speri d’incontrare un uomo maturo è come un uomo che cerchi una donna senza mestruazioni. E’ impossibile. O, per lo meno, per entrambe le cose bisogerà attendere almeno fino ai cinquant’anni. Suppongo poi che il varicocele latente che mi sto coltivando con amore da qualche anno e l’insistenza con cui lascio che le radiazioni del cellulare si propaghino libere dalle tasche dei miei pantaloni delatino l’assenza di un qualsiasi istinto paterno. Forse in futuro potrei optare per un’ adozione. Puntare su un giovanotto sulla trentina con una buona posizione nel mercato del lavoro. Ma anche questa mi pare una scelta rischiosa. Ecco, la soluzione perfetta per me potrebbe essere l’affitto. Un figlio in affitto. Ci vorrebbe una bella lenzuolata di liberalizzazioni in proposito. Credo di capire che è con la vecchiaia che si diventa radicali, mentre avevo sempre pensato che fosse una malattia dello sviluppo, come gli orecchioni.

Pubblicato in politica, sfoghi, società | Contrassegnato , , , , , | 2 commenti

Rassegna Stampa

Oggi su Repubblica.it un ‘articolo‘ degli Afterhours per la difesa della scuola pubblica.

Domani disponibile on-line, anche su R7, un’attenta analisi sulla preoccupante evoluzione dei differenziali tedeschi ed il circolo vizioso del credit default swap, elaborata da Stefano Righi (già Johonson Righeira). Titolo: “No tengo dinero oh oh oh”.

Il Corriere, con un occhio più internazionale, risponde con un’intervista a tutto campo a Maurizio Seymandi (nato libico) sulle implicazioni geopolitiche del nuovo gasdotto South Stream. Titolo: “Non scaldiamoci troppo”.

Il Fatto Quotidiano non resta a guardare ed annuncia una sconvolgente inchiesta condotta da Piedone lo Sbirro su un vergognoso caso di scambi di figu che si sarebbe protratto per mesi nell’asilo della nipote di Flores d’Arcais. Titolo: “In Galera!”.

A Padellaro e C., replica un puntuto Vittorio Feltri dalle colonne di Libero, con un feroce editoriale dal titolo: “Andate a cagare!”.

Chiude la rassegna stampa un interessante approfondimento di Avvenire sulla Beatificazione della Serva di Dio, Maria Maddalena Starace, fondatrice della Congregazione delle Suore Compassioniste Serve di Maria. Titolo del pezzo: “Prete a porter”.

Pubblicato in idiozie, informazione | Contrassegnato , , , , | 3 commenti

Tutto il resto è Noia

Non si vorrebbe qui abusare di alcun cliché. Per questo si è Provocatori. Un cliché è per esempio quello del blogger che non sa di cosa scrivere e scrive del fatto che non sa di cosa scrivere. Oppure, che so, si produce in una filippica contro la Apple, o, tutto contrito, spara a zero su Roberto Saviano, che non sarebbe altro che un calvo rompicoglioni, o s’inventa che la salma di Mike Bongiorno l’ha rubata lui e ce l’ha esposta in cucina insieme a quella di Corrado. D’altronde, da queste parti si ha colmata la misura di mignotte minorenni che forse erano maggiorenni, di ridicoli complotti televisivo-giudiziari, di ‘sticazzi la Scazzi, di votazioni sul niente che finiscono sempre con lo stesso risultato (314 a 291), di leghisti che son tutti orchi brutti e cattivi, dei preti, o di quelli che è tutta colpa dei preti, di piove epperò c’ho l’iPad 75 che dice che c’è il sole, di quel tizio che stava con quello e che poi ora sta con quell’altro e che però forse torna indietro e che è tutta una vergogna e bisogna indignarsi fortissimo, di gente che fa un altro mestiere che dice a gente che fa una altro mestiere che dovrebbe governare il Paese in virtù della riconosciuta stima internazionale e della giovine età… E se appena appena cerchi di uscire dal bagno di casa e ti ricordi che è tempo di Rivoluzioni, di cambiamenti epocali, non c’è nessuno che te li spieghi, questi cambiamenti epocali. Che pure questi ormai sono venuti a noia. Che Wikileaks è come Sanremo e Assange come Morandi. Che una notizia comincia a puzzare più o meno con la stessa rapidità del pesce. E dell’ospite. E che i nostri giornali, tutti, non sono proprio capaci di spiegarci il mondo. Che bisognerebbe imparare bene l’inglese, ma soprattutto l’arabo, se si volesse tentare una qualche emancipazione dal provincialismo e dal campanile. Che un reporter sta ad un editorialista come Jimi Hendrix sta a Red Ronnie. Che il retroscenismo da buvette del Transatlantico è un genere tutto italiano. Che all’estero manco esiste la parola ‘dietrologia’. Epperò nemmeno ‘benaltrismo’, o ‘qualunquismo’. Ma pure di sta cosa “che invece all’estero” o “ma te li immagini Obama o la Merkel” non se ne può più. L’anzianità del paese si deduce anche dalla difficoltà con cui si abbandonano le vecchie abitudini e dalla ripetitività degli argomenti. Siamo tutti seduti in poltrona, con il plaid sulle gambe a sparlare del vicino di casa con un occhio allo sfigmomanometro. In attesa della prossima breaking news. Ed è una gran rottura di palle.

Pubblicato in informazione, politica, sfoghi | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 2 commenti

The Pusher

Gheddafi (o chi per lui…) in TV (dal suo garage):”Bin Laden ha distribuito delle pillole stupefacenti e droghe agli abitanti di Zawya per combattere contro il nostro caro paese”

E già che c’era ha pure precisato che la “Libia è vittima del malocchio degli invidiosi”.

E a me che quella della nipote di Mubarak sembrava imbattibile.


Pubblicato in esteri, politica | Contrassegnato , , , , , | 2 commenti

Gheddafi Photostory

1– Gheddafi giovane e grintoso leader della Rivoluzione Verde

2– I primi anni del potere dedicati a tessere i rapporti nella Lega Araba (sorridente a fianco del giovane Colonnello, vediamo l’ex presidente egiziano Nasser).

3 – Gli anni ’80 di Ronald Reagan. Gheddafi è all’apice della popolarità.

4– Le prime crepe. La spinta propulsiva delle Rivoluzione è ormai esaurita e a Gheddafi non resta che il triste culto della personalità.

5– Il viale del tramonto. Il Colonello, non più padrone de se stesso, parla per due ore filate all’Onu tra l’imbarazzo generale. E’ l’inizio della fine.

Pubblicato in esteri, idiozie, politica | Contrassegnato , , , , | 1 commento

Il Nulla con la Sciolina Intorno

Il ministro degli esteri più inutile della storia patria, nonché passacarte del glorioso Governo dell’Isola di Santa Lucia, si è segnalato soprattutto per la sua presenza sulle piste da sci nei momenti di crisi internazionale, oltre che per alcune sparate da pazzo delirante (“Assange vuole distruggere il mondo!”), in cui mostrava un contegno e una diplomazia che solo un grande paese come l’Italia è in grado di apprezzare. Sempre meglio, comunque, di quando, animato dal sacro fuoco d’occidente, decide di prendere l’iniziativa. Strage di capodanno ad Alessandria: una trentina di morti, un centinaio di feriti, le vittime sono copti. Il mondo inorridisce. Frattini, hombre vertical, esprime viva condanna e attiva tutti i canali diplomatici disponibili (cioè quelli non occupati dai tour operator) per accelerare l’approvazione della mozione del Consiglio d’Europa sulla tutela delle minoranze religiose, insistendo per inserire un esplicito riferimento ai cristiani perseguitati. Segue un gran baccano, che si risolve in una mezza sconfitta: il documento passa, ma senza la menzione ah hoc per i cristiani, sulla quale pesa il veto turco. Nel frattempo, i sospetti dell’infaticabile Ministro Colgate sui responsabili della strage cambiano quotidianamente: Al Quaeda, i Fratelli Musulmani, i palestinesi estremisti, Diabolik e John Belushi…. Tanto si sa, l’Islam è brutto e cattivo a prescindere. Tra il 6 ed il 7 febbraio, con l’Egitto già in piena rivolta, emerge lentamente un’ipotesi alternativa assai più credibile: dietro l’attentato ci sarebbe lo stesso ministro degli Interni egiziano (con i relativi servizi segreti), che viene fatto dimettere da Mubarak. L’obiettivo era quello classico della strategia della tensione. C’è maretta? Facciamo un gran casino e poi accusiamo i musulmani estremisti per consolidare il nostro potere interno e rafforzare il sostegno degli occidentali, proponendoci come unico baluardo dinanzi all’Islam intollerante. Probabile che ci fosse lo stesso Mubarak dietro la faccenda e che abbia scaricato il ministro nel tentativo vano di placare i rivoltosi. La notizia in Italia praticamente non arriva, se ne parla pochissimo, qualche trafiletto qui e là. Per Frattini dovrebbe essere un’umiliazione colossale. Voglio dire: ti hanno preso per il culo facendoti credere quello che volevano farti credere, tu hai reagito esattamente come volevano che reagissi. Peraltro fallisci pure nel tentativo di far passare la penosa mozione per la tutela dei cristiani e quando si scopre la verità che fai?

Dichiari questo:

(Asca) – Praga, 8 feb – Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, a margine di una visita ufficiale a Praga sottolinea la sua soddisfazione per il fatto che l’ex ministro degli Interni egiziano sia stato indagato per la strage dei cristiani copti. ”Soddisfazione – spiega il titolare della Farnesina – perche’ indica che la strada verso la trasparenza e la democrazia in Egitto e’ veramente comincita”.

Davvero un fuoriclasse. In effetti, forse è meglio che non disturbino il Colonnello. Ora che la, stranamente compatta, UE esprime ferma condanna contro la repressione del regime libico, noi attendiamo sviluppi “perchè non si esporta la democrazia”.  Che mica siamo in Afghanistan. C’è anche da capirlo il bel Franchino. Lo prendono sempre tutti in giro e stavolta ha deciso che prima di parlare è meglio aspettare e vedere come va a finire. Si fa più bella figura.

Feat. Telebolla

Update: Ha cambiato idea…

Pubblicato in esteri, politica | Contrassegnato , , , , , , | 2 commenti

Il Pulsante Rosso Killer

Il sentimento più preciso che definisce la situazione, per quanto mi riguarda, è la frustrazione. Più che la rabbia. La sensazione che sia completamente sparita la relazione tra causa ed effetto. Succede qualcosa, un’altra, ci si gasa, si aspetta una conseguenza ed invece non accade nulla. E’un eterno sabato del villaggio. Tutto si dilata all’infinito fino a perdere di significato. Ciò che oggi rappresenta l’urgenza, fra qualche giorno ci verrà già a noia. Anche perchè spesso i fatti si ripetono praticamente uguali. Per questo avverto la necessità di azioni lineari, meccaniche e spietate. Che partano dal punto A ed arrivino al punto B. Fine. Come una partita a scacchi. Complicata, magari anche lunga nel suo complesso, ma sempre determinata dal binomio azione/reazione. E, soprattutto, da una fine. Questo concetto nei miei sogni prende la forma di un Pulsante Rosso Killer. Visualizzi l’obiettivo da abbattere, chiudi gli occhi, premi e fine della storia. Io sono, come molti, fondamentalmente un codardo. Non credo che avrei il coraggio di rischiare la pelle compiendo qualcosa di un po’ più concreto che chiaccherare su di un blog oscurissimo. Pancia ancora piena e troppi anni passati a cantar le lodi del cinismo. Se però avessi la possibilità di eliminare fisicamente alcuni personaggi che popolano ormai da troppo tempo i miei incubi, nel pieno anonimato, senza rischiare nulla dal punto di vista fisico o giudiziario, ma dovendomi confrontare solo con la mia coscienza, nel segreto della mia cameretta, beh, credo che lo farei. Premerei il Pulsante Rosso Killer. Senza rimorsi. Non voglio qui compilare elenchi di bersagli o liste di proscrizione. In fondo basterebbe prender giù i nomi dei personaggi seduti nella platea dei Telegatti o negli scranni del Parlamento per farsi venire il callo all’indice. Comprendo poi che augurasi la morte di qualcuno sia ingiustificabile ed immorale, o forse solo infantile. Direi più che altro che sia l’ammissione di una sconfitta. Ma l’esasperazione è tanta e la ragione comincia ad averne le palle piene. Per fortuna siamo più che altro dei parolai ed il Pulsante Rosso Killer non è  in commercio. Che io sappia…

 

Pubblicato in sfoghi, società | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Mi ricordo compagni verdi

Torno con un po’ di ritardo sulla discussa e criticatissima intervista di Bersani sulla Padania, giusto perchè ho voglia di prendermi qualche insulto. Bisognerebbe piantarla con quest’atteggiamento da vestali custodi della moralità politica o, anche peggio, dei duri e puri a tutti i costi. Sgombrato il campo dalle chiacchere da bar, la dura realtà è che non c’è Casini o Fini (meno che meno Vendola che manco è in Parlamento) che tenga. La Lega è l’unica forza parlamentare in grado di far cadere questo Governo. Ce la siamo menata per anni che B. facesse strame delle forme repubblicane ed ora, che l’unico fattore che lo tiene in piedi è appunto la formalità di avere ancora una maggioranza in Parlamento (perchè ce l’ha, cari miei, ed è pure probabile che cresca…), ce ne lamentiamo. Prodi teneva con meno parlamentari e noi si faceva tutti il tifo per lui (a parte quel genio di Veltroni, tanto amato da Repubblica…). Per realizzare tutte quelle bellissime cose che abbiamo in mente per il Rinascimento di questo sciagurato paese è previamente necessaria una banalissima conditio sine qua non: che finisca questa legislatura. E’ inutile sperare che un uomo del genere si dimetta per la pressione di piazze e giornali firmaioli, pronti, casomai, ad arrogarsene il merito ex-post. La caduta di B. deve essere soprattutto politica. Sarebbe molto pericoloso il contrario. Durante Tangentopoli la politica non seppe darsi un progetto alternativo allo sfascio e la conseguenza fu il ventennio del Ban(d)ana. Il Pd è l’architrave dell’opposizione parlamentare, piaccia o no, senza di lui non si combina nulla. Poi si potranno votare mille altri partiti e movimenti, pregare perchè la barca di D’Alema affondi nel Tirreno e gingillarsi con infiniti autodafè ed immacolate vocazioni testimoniali, ma il dato resta. Senza Pd non c’è alternativa. Bossi oggi ha confermato che il Governo va avanti se ha i numeri. Punto. Per togliere i numeri ci vuole la Lega. Ripunto. Ora, possiamo discutere se il federalismo ci piaccia o no e, se si, fatto come. Se Borghezio sia un nazista o Calderoli un subumano. Ma se vogliamo le elezioni, non possiamo sputare addosso all’unico soggetto politico in grado di determinarle (la Lega) ed all’unico in grado di offrirle una reale sponda (il Pd). Il Carroccio in questo passaggio politico è fondamentale e ricordargli continuamente che gli puzzano i piedi non è il miglior viatico per ottenere ciò che si vuole. Senza scomodare Machiavelli, direi che questa piccola ipocrisia si possa giustificare. Che poi c’è una bella differenza tra il proporre un’alleanza elettorale e governativa (circostanza, a quel che mi risulta, mai verficatasi) e prendere invece atto del dato incontestabile che la Lega esisterà anche dopo B. e che confrontarsi con loro sarà inevitabile per chiunque desideri davvero intavolare la Terza Repubblica. Bersani non piace molto ai movimenti ed ai quotidiani. Troppa poca narrazione… Ma fa politica e la politica è una cosa (anche) sporca. Qualcuno però deve pur farla. Altrimenti accontentiamoci di sorbirci la morale da quel grande statista di Casini e dal suo limpido terzismo clericalsiciliano…

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , , , , , , | 15 commenti

Peli sulla lingua!

Da Libero di oggi, via Wil

Di seguito, altre due immagini sconvolgenti tratte dall’intrepida inchiesta del giornale del Bel Pietro.

1. La Nazionale dell’Unione Sovietica si prepara al post-partita. Si può notare il sinistro mediano con baffi e occhialacci mentre ordina bambini per tutti.

2. L’atroce pietanza:

Archivio fotografico: Il Glorioso Camerata

Pubblicato in idiozie, informazione, politica | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Zoofilia!!!

Finalmente tutta sta noiosissima tiritera da vecchi guardoni e impotenti che è il Bunga Bunga comincia ad assumere toni più interessanti.

Sara Tommasi invia un sms a Paolo Berlusconi: “Se io mi devo kurare, tu piantala con cocaina, cani e mignotte!”

Wow Wow Wow!

P.s. Forse si riferiva alla Signora Tiziana Maiolo.

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , , | 1 commento

La Repubblica delle banane

Quando mi allontano da casa soffro ancora di una fastidiosa forma giovanile di stitichezza. A tale proposito pensavo di chiedere a Repubblica una raccolta di firme per liberare il mio colon. L’occasione fecale mi è gradita per spendere due parole sulla recente scelta movimentista del quotidiano romano. Trattasi principalmente di strategia editorial-impresariale. L’obiettivo evidente è quello di recuperare i molti lettori di carta sottratti dal Fatto ed incistarsi come riferimento stabile nelle teste dell’attivissimo (a chiacchere) popolo della rete. Piaccia o no, il Fatto Quotidiano rappresenta uno straordinario successo imprenditoriale in un settore da tempo in stato di putrefazione. A quei manettari di Travaglio e Padellaro non interessa la ‘responsabilità’. Picchiano come fabbri, perchè il loro unico scopo (alleluja!) è quello di vendere copie. Non è un caso che tra i loro ammiratori dichiarati ci sia quel simpatico bastardo di Vittorio Feltri. Un altro che dell’obiettività e della responsabilità se ne frega (romanamente parlando), ma che i giornali li sa vendere eccome. Al contrario, Repubblica, da sempre, si propone come strumento coaugulante del riformismo (arancione) italiano. Pretende un ruolo attivo nella selezione delle classi dirigenti del paese e nella formazione della mitologica ‘opinione pubblica’. Le sue campagne firmaiole, apprezzatissime dalle pornodive, servono questo obiettivo. Legittimo, per carità, ma non si pretenda la patente di obiettività o, Dio ce ne scampi, di responsabilità. L’ambizione dei repubblicani arriva fino ad immaginarsi distributori automatici di imprimatur alla guida politica del centrosinistra. Con sciagurato successo nel caso di Veltroni. Con meritatissime e sonore pernacchie nel caso, allucinante, di Roberto Saviano. Che allora tanto valevano i Fichi d’India di guzzantiana memoria. Il giornale fondato da Scalfari è sempre stato uno strumento d’opinione ostinatamente romanocentrico, ostile per natura, quando invece esisterebbero ragioni ben più sostanziali, ad una leadership (relativamente) periferica come quella di Bersani. L’unico elemento d’attualità che l’avvicina a questa dirigenza Pd è l’astio comune verso i ‘rottamatori’ e quel poveretto di Beppe Grillo. Vale a dire, i principali soggetti concorrenti d’area sul mercato delle idee 2.0. Persino quel bollettino per lobotomizzati milanesi che è il Corriere della Sera è meno smaccato nell’ostracismo verso il Movimento a 5 stelle. Oggi, per esempio, sulla sua home De Bortoli pubblicava un dialogo lunare tra il blogger genovese ed Adriano Celentano (che per una volta non stupra la grammatica, ma si limita a sodomizzare l’originalità). A Via Solferino sanno perfettamente che fra i loro affezionati, nessuno potrà mai prendere sul serio questi due soggetti, al contrario, il problema di Repubblica è che a forza di blandire i propri e-lettori feticisti a colpi di lenzuolate di D’Avanzo, di 10 domande e 10 bugie, di firme per la libertà dello yogurt al malto e la dignità del cormorano, c’è il rischio che questi cominicino a considerare le manette un’opzione ben più soddisfacente delle firmette. D’altra parte è noto che tra l’originale e la sua copia, il primo finirà sempre per prevalere.

Pubblicato in informazione, politica | Contrassegnato , , , , , | 6 commenti

A che ora è la Rivoluzione?

Pare di capire che sia dunque tempo di Grandi Rivoluzioni. In effetti, mentre il nostro Ministro degli esteri si esercitava sugli sciancrati, dall’altra parte del Mediterraneo ci veniva offerta la possibilità (prontamente rifiutata) di riproporci come frontiera strategica, dopo gli indimenticati fasti della cortina di ferro, e dare così un senso all’esistenza di questo povero Stato. A dire il vero, superata di slancio la famosa deriva sudamericana cui tutti ci condannavamo, il nostro si è ormai decisamente configurato come un modello sociale di tipo mediorientale. Con buona pace di Borghezio, che sognava il Druido e si ritrova il Sultano. Per questa ragione, più che paese sentinella del Mediterraneo, dovremmo interessarci ai sommovimenti magrebini come parte direttamente in causa. Siamo molto più Nordafrica che Europa e nell’attesa vana del nostro Mohamed Bouazizi, dovremmo rassegnarci a farci guidare dall’avanguardia panarabica. Personalmente poi, sono sempre stato dalla parte di Cartagine e, finalmente, la storia pare aver riconosciuto i giusti equilibri dopo secoli di pseudo superiorità romana. Il nostro problema però è essenzialmente demografico. E si sa che contro la demografia non c’è dazio o ronda che tenga. Già perchè le rivoluzioni le fanno i giovani e noi non ne abbiamo abbastanza (e qui si vorrebbe citare ancora quel film là). Nel ’68 l’Occidente sfruttò con profitto l’onda demografica post bellica per sfondare i propri fegati a colpi di LSD. Ora, purtroppo, non c’è traccia di tali ardimentosi capelloni. Per cui, o cominciamo a sfornare figli a rotta di collo, rimandando però la rivoluzione di vent’anni, col rischio, tra l’altro, di fare la giusta fine di Crono, oppure dovremmo cominciare a pensare di usare i giovani degli altri. Ecco, la nostra rivoluzione, quella che per cinismo, pigrizia, età media e fatalismo gli italiani non saranno mai in grado di compiere, potremmo appaltarla ai nostri immigrati. Hanno anche già dimostrato sul campo molto più valore di noi. Perchè dunque non affidargli questa missione epocale? Gli si offrono cittadinanza e tutti i loro bravi diritti civili e gli si dice: “Uè moro, ora sei italiano, ed era anche ora. Vedi un po’ di risolvere i nostri problemi, che tra l’altro ormai sono anche tuoi. Io ti aiuterei sai, ma, capisci, millenni di storia vissuta pericolosamente mi hanno tolto un po’ il gusto del proibito. Preferisco stare qui a riflettere e magari consigliarti dall’alto della mia enorme esperienza”. Sono quasi certo che funzionerebbe.

Pubblicato in immigrazione, politica, società | Contrassegnato , , , , , | 3 commenti

Passato e Schiavitù per l’Italia (P.S.I.)

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , | 1 commento

Grande Capo Culo Flaccido

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , , , | 3 commenti

Curriculum

S.B.: “La signora Minetti è di madre lingua inglese!”. Apperò!

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Truppe Sino Cammellate

“Ho visto che a Napoli c’erano molti cinesi che votavano. O erano dei cinesi democratici, o c’è qualcosa che non va”. Walter Veltroni

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Life

Molto prima che morisse, aspettavo con ansia la dipartita di Michael Jackson perchè ne potessero ricavare un biopic bomba. Sono un appassionato del genere. Da Svetonio a Sorrentino. All’apparenza però sarà dura. Come per Elvis, gli Stati Uniti faticano a grufolare nelle bassezze del proprio pantheon. Specie se l’idolo si rivela molto più munifico post mortem che in vita. Le altre cinematografie lo farebbero anche, ma non hanno i mezzi produttivi per ricostruire adeguatamente una Neverland o una Graceland. Mi dovrò accontentare del mio antico e più economico sogno di un biografico su Lou Reed con Robert Downey jr nella parte di Lou. Tutto questo per dire che dispiace che Zilvio debba lottare così aspramente per non finire in carcere. Se gli concedessimo finalmente The Global Lodo, probabilmente troverebbe il coraggio di raccontarci la sua storia nei dettagli. Conoscendo il tipo, probabilmente non vede l’ora e la condirebbe pure un po’. Invece di passare alla storia raccontato dai D’Avanzo o dai Signorini, mi piacerebbe trovasse la spensieratezza di concedersi una bella intervista a ruota (e mano) libera tipo Fallaci vs. Khomeini, seguito da un libro molto più sconvolgente di quelle bufale di Keith Richards o Tony Blair. E poi un film. Non il minimalismo morettiamo però, ma un colossal americano. Ecco, per me potrebbe interpretarlo lui.

Pubblicato in cinema, politica | Contrassegnato , , | 1 commento

Toh, chi si risente

Il Vaticano chiede: “Moralità e legalità”. E già che c’era si è ricordato di chiedere anche il Gran Ducato di Toscana, Sora e Gaeta.

Pubblicato in politica, religione | Contrassegnato , | Lascia un commento

Legalized Bunga Bunga

Dopo la sbornia pruriginosa delle intercettazioni, sono arrivati i pensosi editoriali. Due, in particolare, mi sento di segnalare. Quelli di due donne: Barbara Spinelli e Concita De Gregorio. In effetti, ciò che più intristisce dell’intera faccenda è la difesa a testuggine del suo esercito di fedelissime. Da sempre c’è molto di femminile nel consenso berlusconiano. Probabilmente si tratta del suo vero zoccolo duro ideologico. La Chiesa è opportunista, il fatto che passi sopra a trioie, bestemmie e malaffare non stupisce, ne rattrista. Gli uomini spesso sono guidati dall’opportunismo e dall’ottusità, ma le donne aggiungono sempre una nota più intima alle proprie scelte. Per le sue donne, Silvio è un figlioccio, una simpatica canaglia, cui si perdona tutto. E’ un discolo, ma è così sveglio (in senso lato), che riempie di orgoglio materno. Chi, d’altra parte, non conosce una madre che abbia negato ostinatamente l’evidenza, pur di non ammettere che il proprio pargolo si stordiva di canne o sfiancava di pugnette? Per altre donne ancora, le più giovani, è un padre rassicurante, visto che, in fondo, è sempre stato lì, da quando sono nate. E’ la figura maschile di riferimento. Poi ci sono quelle che lo amano di bruciante passione. All’apparenza il fenomeno più sconvolgente, ma comprensibile, dopotutto, osservando la storia del potere. Infine, si è appreso, le donne per cui rappresenta il principale cliente. Le italiane di Silvio incarnano perfettamente il Paese. E in qualche modo lo determinano. In casa e davanti alla tv. Loro non lo abbandoneranno mai. Mai. Qualsiasi cosa accada. Dobbiamo farcene una ragione. Perchè gli credono. Gli vogliono credere. Mentre i maschietti si scorneranno vigliaccamente per accodarsi il più a lungo possibile allo strascico di prebende. Berlusconi rimarrà sulla scena fino alla fine, come Franco. Per questo io tifo Lele Mora, tifo Emilio Fede, tifo Ruby. La definitiva disintegrazione della reputazione nazionale per opera del Bunga Bunga è il prezzo da pagare per accelerare la caduta di B. Non obbligatelo a rinunciarvi! Che si sfoghi! Che ci dia dentro! Che s’imbottisca di farmaci! Che giochi al chiropratico con due venezuelane e tre serbocroate! Prima o poi cederà. Folgorato da un esotico e pneumatico ingoio. E’ assai probabile che sia la morte che desidera. Per mano (o altre parti del corpo) di una donna. Allora, e solo allora, si potrà cominciare la ricostruzione. Prima, temo, è persino inutile sperarlo.

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , , | 2 commenti

La catena

“No, no, la napoletana è un’altra cosa, io sono un’altra…. quella è la pupilla, io sono il culo“.

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

La serpe in seno

 

 

 

 

 

 

Renzi infastidisce. Però è bravo. Però infastidisce. Sa quello che deve fare e come muoversi. Prima si costruisce un nome nazionale, o meglio nazional-popolare, perchè anche la zia inscemita da Antonio Ricci ormai ha imparato chi è. Compie un’operazione sfruttando il corpaccione malato e incustodito del Pd, che lo porta a qualificarsi come grande eretico di sinistra. Si fa odiare da D’Alema, la qual cosa, in termini di consenso, equivale più o meno a segnare in rovesciata il gol decisivo nella finale mondiale. Lascia che le cose si sedimentino un po’, che tutti si facciano un’idea di lui e con calma continua la costruzione del suo personaggio. Un gradino alla volta. Ora che viene ricevuto persino a Corte non può più fare il giovane turco, deve mettere la testa a posto, se vuole accattivare la grande riserva di caccia che è il Popolo dei Medi. Sa che la cosa più antipatica della politica in generale, italiana in particolare, del Pd per antonomasia è quella di non sapersi schierare. Che poi la sensazione è che molti su questa vicenda non dicano quello che pensano, se pensano, ma si capisce che quello che pensano, se pensano, è praticamente uguale a quello che pensa lui. Che però lo dice. Lui sceglie. Sta con l’antipatico in pullover. Tanto lo sa che quelli che s’incazzano poi torneranno a tempo debito all’ovile. Lui deve accalappiare i Medi, gli assopiti e magari chissà, pure quelli che una volta stavano col Cummenda, poi hanno intravisto una fugace speranza n’ Er Caghetta e adesso non sanno più che pesci pigliare. Sempre in un futuro lontano, ci mancherebbe, che lui c’ha da pensare a Firenze. Mica è come Vendola che va in tour. E’ antipatico, obliquo, personaggesco, cognomesco, c’ha pure il labbro alla Gasparri, ma si sa muovere proprio bene. Coi tempi giusti. Sa quando deve provocare, perchè poi ci sarà il tempo di raddrizzare il timone. Per noi che gli operai sono una figura mitologica cui si deve voler bene sempre, a prescindere, perchè stiamo nella stessa squadra, che poi però la loro squadra è da un pezzo che è un’altra, e per noi che con la catena non c’abbiamo mai avuto nulla a che fare, figuriamoci, è dura. Noi infatti simpatizziamo per quello buono, ma quello che comanderà ovviamente è lui.

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Italiani!

Quindi si chiamerà così. Si dice. E chissà per quanto tempo, che in questi vent’anni i partiti italiani hanno cambiato molti più nomi che uomini. In ogni caso la nuova trovata di Publitalia, l’azienda a capo del Paese, è abbastanza prevedibile. L’obiettivo è aggirare la smania giornalistica per gli acronimi e costringere i cronisti all’utilizzo del termine ‘italiani’ per definire militanti e seguaci del partito. Una sineddoche efficace e per molti versi rappresentativa della realtà. Non è che appaltare i concetti di ‘libertà’ e ‘democrazia’, sia stata un’operazione meno frustrante, ma certo la nuova trovata berlusconiana la supera per capacità inclusive. Forse solo l’amico Vladimir è all’altezza del nostro. Già trovato l’inno, comunque.

Metilparaben non buca il generatore automatico di partiti berlusconiani.

Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , | 2 commenti