Se vedi nero spera

Qualche giorno fa un amico sosteneva che i cattolici fossero ‘sempre meglio’ dei fascisti. Risulta immediatamente evidente come discussioni del genere rientrino a pieno titolo nella categoria ‘fregancazzo’, ciò nonostante, vorrei sottrarre qualche minuto alla mia vita per riflettere sulla questione o, almeno, prenderne spunto. Il post è lungo, noioso, pretenzioso ed inconcludente, ma dopotutto scrivere è lecito e leggere è cortesia.

In Spagna esiste un partito, il PP, che riunisce in un unico bacino elettorale sia i nostalgici di Franco che i seguaci dell’Opus Dei, riproducendo fedelmente la struttura di potere della dittatura. Alla destra del Partido Popular non c’è praticamente nulla, se escludiamo qualche ridicola spora falangista. Questo fattore, unito al centralismo nazionalista che complica qualsiasi alleanza con i soggetti autonomisti di destra, isola il partito fondato dal ministro franchista Fraga. Il PP o vince con maggioranza assoluta o sostanzialmente non può governare. L’esistenza di un partito come questo, (anche) dichiaratamente ed orgogliosamente nostalgico, è resa possibile dalla particolarità della Transizione spagnola, priva di un Piazzale Loreto.

In Italia, al contrario, per quarant’anni si è voluta negare l’evidenza, ed in nome di un generale, quanto ipocrita, antifascismo pseudocondiviso si è simulato il superamento della questione, delegando la sintesi di governo ad una classe dirigente cattolica, che, almeno fino ai primi anni settanta, era diretta emanazione della Curia Romana. In questo modo si è evitato di ammettere che una buona metà dell’elettorato italiano è, ed è sempre stata, più filofascista che filovaticana, ma ha dovuto nascondersi per anni sotto rassicuranti ombrelli scudocrociati. Oggi la secolarizzazione della politica e della società italiana è molto più avanzata di quanto non dimostrino le Binetti ed i Buttiglione, e questo è un bene il cui merito, udite udite, in buona parte è da attribuirsi al buon vecchio Al Capoccione, capace di creare un partito-discarica molto simile al PP spagnolo. E nel Pdl, come nel PP, hanno alla fine prevalso gli animi e le pulsioni autenticamente fasciste, a scapito delle influenze porporate. Meglio B. di Casini, dunque? Io credo di si.

Se proviamo a compiere un esercizio di astrazione che prescinda dall’uomo Berlusconi e dalla sua nota passione per bernarda e lupara, dovremo constatare il fatto che la sua parabola politica costituisce la nostra (buffa) Transizione, arrivata con mezzo secolo di ritardo. Il berlusconismo non è però la fase di passaggio tra prima e seconda repubblica, ma tra dittatura fascista e democrazia compiuta, che passa attraverso l’azzeramento dello stallo cattolico (occupazione vaticana) post-bellico ed il ritorno (dopo la sua necessaria e mai troppo auspicata uscita di scena) ad una contrapposizione politica ed ideologica autenticamente laica. In questo senso è auspicabile che qualcuno in quel campo, non solo Er Caghetta, riesca a non disperdere l’eredità del Pdl, inevitabilmente destinato all’esplosione dopo l’abbandono del suo proprietario, evitando così una nuova opa sulla destra italiana da parte del Vaticano. Naturalmente, gran parte (ma non tutto) di questo processo è stata realizzata in maniera inconsapevole da un uomo che ha fondato il proprio potere quasi esclusivamente sul rapporto fideistico, ma l’aver modellato su di sé le fattezze di un nuovo idolo laico e pagano ha contribuito alla perdita di trascendenza politica e sociale di quello classico religioso. Berlusconi, direbbe Lennon, è ormai più popolare di Gesù.

Tralasciando il piccolo cabotaggio quotidiano, è un fatto che Europa ed Occidente si stiano inesorabilmente secolarizzando. I violenti e sempre più stanchi e distonici colpi di coda delle gerarchie ecclesiastiche non fanno che confermarne il declino. Perfino in Italia dovremo constatare come il peso della Curia sia, certamente ancora presente in larghi strati dell’elite politica ed economica, vedasi le imbecillità alla Giovanardi o alla Formigoni, ma si riveli assai più flebile nelle teste degli elettori, che invece stanno sempre più orgogliosamente rivendicando il loro diritto ad essere fascisti, molto prima che cattolici. Ritengo che il fenomeno sia tutto sommato positivo (e che il mio amico abbia torto), perchè se non altro sgombra il campo da ipocrisie e falsi miti, rendendo il quadro molto più chiaro. Un avversario di carne ed ossa si può battere ed abbattere, mentre affrontarne uno totalmente irrazionale, uno e trino, ubiquo ed immaginario è molto più complicato. Nanni Moretti già in passato si mostrò buon profeta, chissà che anche il suo ultimo vaticinio non finisca per avverarsi.

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2 risposte a Se vedi nero spera

  1. Telebolla ha detto:

    Apprezzo l’audacia di lanciarsi in siffatte digressioni.
    Lancio uno spunto, inutile e pretenzioso anch’esso: non bisognerebbe guardare anche alla storia politica della Germania post-bellica?
    Poi un’ulteriore considerazione da due soldi: Santa Romana Chiesa è sempre stata contro lo stato unitario e gli interessi di questo (oltre che contro la democrazia, le libertà individuali…..) e il gregge dei pecoroni cattolici ha sempre seguito. Coi fascisti, almeno, si discute della stessa causa, il bene del paese; questo paese, non quello piccolo che sta dentro la capitale.

    • Dai, parlami della Germania. Il nostro stato gemello (furbo).
      Comunque si poteva riassumere così: si, siamo un popolo di fascisti, lo siamo sempre stati. Del resto l’abbiamo inventato noi. Poi però abbiamo perso una guerra e bisognava dissimulare per qualche decennio. Così ci siamo travestiti da preti, per la gioia dei preti veri, che si sono occupati lo Stato. Ora, direi che i tempi siano maturi per scoprire le carte. Che non si debba perfino rivedere il reato di apologia del fascismo? Se tolgono i crocifissi ci sto.

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